Riepilogo dei risultati del progetto


Foto: Raganella italiana esposta al sole

Negli ultimi decenni l’espansione delle attività produttive ha sottratto alle zone umide di fondovalle gran parte dello spazio che occupavano, costringendo i fiumi in argini artificiali e privandoli delle loro fasce boscate e bonificando le paludi e gli stagni. La progressiva eliminazione dei boschi igrofili ha riguardato un po’ tutta l’Europa, tanto che l’Unione Europea ha inserito questi ambienti tra quelli prioritari per la conservazione, nell ’ambito della direttiva “Habitat”.

Con il Progetto NEMOS si è cercato di invertire questa tendenza ricostituendo il bosco ripariale e ricreando o ampliando le zone umide là dove in passato erano state sostituite dai campi e dalle aree produttive.

In questo modo si sono potenziati direttamente l’Habitat prioritario 91E0 Foreste alluvionali di Alnion glutinosa-incanae e gli habitat 3240 Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos, 3150 laghi eutrofici naturali con vegetazione del tipo Magnopotamion o Hydrocharition, 3260 vegetazione sommersa dei ranuncoli dei fiumi submontani e delle pianure e 6510 praterie magre da fieno a bassa altitudine.

  ha    
habitat prima dopo variazione variazione % % copertura habitat
cariceti 0,053 0,08 0,027 51% 0,04%
fragmiteti 4,437 4,797 0,36 8% 2,17%
boschi di salice e ontano 20,987 24,8315 3,8445 18% 11,22%
cenosi idrofitiche 0,425 0,995 0,57 134% 0,45%
stagni 0,927 3,862 2,935 317% 1,75%
prati umidi 0 2,119 2,119   0,96%
altri rimboschimenti 0 0,235 0,235   0,11%
prato 4,452 6,878 2,426 54% 3,11%

Da evidenziare che:

  • sono stati creati complessivamente 3.85 ha di nuove formazioni ripariali (boschi di salice e ontano, habitat 91E0 foreste del tipo Alnion glutinoso-incanae). Il dato è significativo e importante e va ad aumentare l’estensione di un ambiente prioritario della direttiva 92/43/CEE, presente in modo sporadico e frammentato nei fondovalle principali della provincia di Trento. Questi rimboschimenti hanno portato nei 7 siti interessati dagli interventi ad un aumento di superficie del 18%; questo habitat copre ora l’11.2% della superficie complessiva dei 7 siti. Trattandosi di aree poste sotto tutela dalla LP sui biotopi e dalla normativa di applicazione di Natura 2000 (LP 10/2004, DPR 357/1997 e delibera 1018/2000 della GP) l’habitat è ora oggetto di particolare attenzione da parte del Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale, competente per le aree protette e la protezione della natura nella provincia di Trento
  • sono stati creati complessivamente 0.57 ha di nuove cenosi idrofitiche (fossi, canali, sostanzialmente riconducibili ai tipi 3260 Vegetazione subsommersa di ranuncoli dei fiumi submontani e delle pianure e 6431 praterie umide di megaforbie eutrofiche dei margini dei corsi d’acqua e di foreste). Rispetto alla situazione prima dei lavori la superficie di questo habitat nei 7 siti è più che raddoppiata (+135%)
  • sono stati realizzati nuovi stagni su una superficie di 2.94 ha (assimilabili all’habitat 3150 Laghi eutrofici naturali con vegetazione tipo Magnopotamion o Hydrocharition).
    Foto: Airone cenerino
    Con questi interventi si è cercato di ricreare quegli ambienti acquatici legati ai corsi d’acqua principali, talora direttamente connessi, almeno nel corso degli eventi di piena, talora dovuti all’emersione della falda, che sono scomparsi a seguito delle sistemazioni e delle bonifiche dei fondivalle. La superficie degli stagni nei 7 biotopi è quadruplicata (+317%). Gli ambienti acquatici di questo e del tipo precedente ora coprono una percentuale di un certo rilievo (2.2 %) della superficie dei 7 siti
  • sono stati inoltre creati 2.2 ha di prato umido nell’area circostante un fontanile e una palude. L’inerbimento è stato fatto utilizzando largamente le piante riprodotte nel vivaio specializzato del servizio. Pur non essendoci una diretta corrispondenza con habitat della direttiva si tratta di ambienti importanti, in cui si possono ritrovare specie importanti dal punto di vista della direttiva e rare in provincia (riportate nella “Lista Rossa della Flora del Trentino, di Filippo Prosser, Museo Civico di Rovereto, 2001). Questo habitat è nuovo per i 7 biotopi e rappresenta una zona di rifugio per le specie legate a questa particolare cenosi che è in forte riduzione nei fondovalle della provincia
  • infine sono stati realizzati anche 2.43 ha di prati da sfalcio, meno importanti dal punto di vista naturalistico rispetto ai precedenti, ma habitat della direttiva (6510, Praterie magre da fieno di bassa altitudine). Anche questi sono comunque piuttosto rari in quanto la presenza di un’agricoltura specializzata e produttrice di reddito ha confinato queste colture negli ambienti più marginali e in condizioni particolari. Con i nuovi prati la superficie di questo habitat nei 7 biotopi è aumentata del 54% e costituisce ora il 3,2% della loro area.

Le variazioni dei singoli habitat sono documentate in modo dettagliato nei singoli siti nelle Cartografia habitat con stato di raffronto rispetto alla situazione prima dei lavori.

Sotto il profilo faunistico gli ambienti umidi ricreati o potenziati svolgono un’importante funzione soprattutto nei confronti della fauna.

Foto: Salamandra pezzata

In particolare nuovi stagni sono ambienti ideali per la deposizione delle uova e la vita dei girini degli Anfibi e nei fossati la permanenza dell’acqua offre altre possibilità di riproduzione. Di particolare importanza è l’ululone dal ventre giallo, un piccolo rospo compreso negli elenchi della direttiva “Habitat” tra le specie che richiedono specifici interventi di conservazione per non estinguersi in Europa. Anche la rana agile e la raganella, rare e in declino nel territorio provinciale, hanno trovato giovamento dalle nuove aree umide.

Per quanto riguarda gli Uccelli il progetto NEMOS è stato particolarmente prezioso nei confronti degli uccelli migratori, che utilizzano i principali solchi vallivi come vie di transito per superare la catena alpina: le nuove aree umide e l’espansione di quelle esistenti, l’incremento del bosco ripariale e delle siepi hanno migliorato le rete di aree di sosta e di alimentazione fondamentali per il successo della migrazione.

Naturalmente affinché gli ambienti umidi ricreati e le relative zone di ampliamento del bosco ripariale possano esplicare il loro positivo effetto nei confronti dell’avifauna sarà necessario attendere almeno qualche anno. Tuttavia è possibile fin da ora predire che gli interventi realizzati sono destinati ad estendere in maniera significativa gli ambienti naturali dell’area protetta ed avranno, pertanto, certamente risvolti molto positivi anche sull’avifauna stanziale e nidificante.

In riguardo ai Pesci, la creazione di zone lentiche e al loro collegamento col fiume ha fatto ricomparire le specie più delicate e sensibili, che prima erano quasi scomparse, grazie al recupero della diversità ambientale del reticolo idrografico.

A seguito della maggiore importanza sotto il profilo ornitologico, dei Siti Fontanazzo, Inghiaie, Adige e Lago d’Idro, interessati dagli interventi del progetto Nemos sono stati designati come "Zone di Protezione Speciale ai sensi della Direttiva 79/409/CEE".

Foto: Uccello

Dal punto di vista della sensibilizzazione e divulgazione i risultati sono stati positivi anche se inferiori alle aspettative. Riscontri si sono avuti sia a livello politico che della comunità locale. Il momento culminante è stato senz’altro l’inaugurazione dei lavori realizzati nel sito Fontanazzo e nel sito Taio di Nomi assieme alla presentazione della guida al percorso di visita realizzato nel sito Fontanazzo che hanno coinvolto diversi amministratori e associazioni locali ed ha avuto una buona risonanza sui mass media locali. L’obiettivo a lungo termine è quello di far sì che la comunità locale si riappropri culturalmente ma anche emozionalmente di un territorio considerato ormai marginale e povero di risorse.

Anche la realizzazione dell’Action plan ha avuto un riscontro più che positivo nei confronti del Pubblico. In particolare a seguito della pubblicizzazione del volume sono prevenute circa 300 richieste scritte provenienti da amministratori e tecnici pubblici, da liberi professionisti operanti nel settore e da istituti e studenti universitari di tutta Italia e anche dall’estero. Nonostante la distribuzione del volume completato dall’appendice su Natura 2000 sia appena iniziata, è notevole l’interesse dimostrato dagli operatori del settore, tanto che si prevede già una ristampa della pubblicazione.